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HTTP e HTTPS: cosa accade con Chrome?

Il terribile luglio 2018 è arrivato e Chrome non ha (ancora) mantenuto la sua promessa/minaccia di mostrare come NON SICURI con relativo messaggio di errore, tutti i siti non HTTPS. Fino ad oggi la maggior parte dei siti utilizzava il protocollo http (http://www.claudiazarabara.it) lasciando il protocollo https (HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer) per lo più ai siti di ecommerce (es. https://www.amazon.it)

HTTPS obbligatorio

In questo secondo caso la connessione è criptata dal Transport Layer Security. Ossia “vengono garantiti un’autenticazione del sito web visitato, la protezione della privacy e l’integrità dei dati scambiati tra le parti comunicanti” (Wikipedia)

A gennaio Google aveva annunciato che a partire da questo mese avrebbe mostrato un avviso simile a questo ai navigatori di siti di qualsiasi tipo che utilizzavano il suo browser Chrome.

Https Chrome 2018

 

Nel 2017 questa operazione riguardava solo i siti che raccoglievano dati. Oggi, invece, questa regola varrà per tutti i siti. Nell’ottica di Google l’utente è sempre al centro, e in tal senso garantire la navigazione in sicurezza è un servizio al cliente non da poco. Non ultimo Google penalizzerà in ottica SEO i siti non https…

Dal prossimo 24 luglio, un sito non HTTPS (qualsiasi sito, indipendentemente dai suoi contenuti) verrà quindi visualizzato NON SICURO.

Quindi, se non l’hai già fatto, il consiglio è di passare da http ad https. Come si fa?

  1. Acquisti il certificato SSL  più adatto alle tue esigenze (ne esistono moltissimi da 0 euro a migliaia di euro l’anno)
  2. Ti certifichi secondo le indicazioni del certificatore
  3. Installi il certificato nel tuo sito
  4. Passi da http ad  https

I vari Register, Aruba etc. hanno delle procedure ad hoc per fare questo passaggio in maniera quasi automatica. Un altro aiuto è dato dal fatto di avere siti sviluppati in CMS consolidati come WordPress che prevedono dei plugin per facilitare il passaggio da http ad https una volta installato il certificato.Un’altra alternativa è chiedere alla propria agenzia per affrontare questo passaggio.

Di certo c’è che si tratta di un passaggio da fare sicuramente.

 

In quali mappe inserire la propria attività commerciale?

In quali mappe inserire il proprio hotelNon è un mistero che viaggiamo sempre di più (anche) con il supporto di uno smartphone, quasi sempre geolocalizzato.
E’, pertanto, fondamentale inserire la nostra struttura, il nostro hotel, la nostra attività commerciale sulle varie mappe alle quali si appoggiano i dispositivi online dei turisti, i siti web, i navigatori etc. ricordando che:

  • non esistono solo le Google Maps
  • turisti di nazionalità diversa utilizzano mappe diverse
  • è meglio, in generale, essere presenti su più mappe.

In quale mappe dobbiamo inserire la nostra attività, come e quanto costa?
In linea generale, ad oggi, l’inserimento è gratuito e prevede un format abbastanza simile per ciascun sito:

  1. Ci si registra
  2. Si inseriscono i dati
  3. Si riceve un codice via mail o sms o tramite cartaceo per validare la scheda
  4. Si inserisce il codice validando la scheda
  5. Si è online

Procedimento analogo qualora si debba reclamare una scheda esistente o correggere i dati su una scheda inserita da altri. Detto questo ecco un elenco di siti, sicuramente non esaustivo, sui quali registrarsi:

Google Maps: si comincia da qui https://www.google.it/intl/it/business/ e il servizio, oggi, è gratuito. Utilizzatissime in gran parte del mondo occidentale.

Apple Maps: l’url è questo https://mapsconnect.apple.com/ e il servizio è gratuito. Usate principalmente dagli utenti Apple.

Here Maps: di proprietà di Nokia in principio, ora adottate come navigatori di molte marche di automobili e disponibili come app per smartphone. Sono utilizzate dal motore di ricerca Bing, da Yahoo e da Facebook. Si parte da qui: https://mapcreator.here.com/ ci si registra e quindi si procede a segnalare la propria attività.

TomTom: dal link https://mydrive.tomtom.com/ previa registrazione è possibile segnalare la propria attività. Pare che i tempi di risposta di TomTom siano molto lunghi, ma vale la pena segnalare comunque la propria attività.

Garmin: permette di segnalare omissioni o errori attraverso questo link: https://my.garmin.com/mapErrors/report.faces

Yandex Maps: usatissime in Unione Sovietica. Si parte da qui  https://yandex.com/map-constructor/ e il procedimento è sempre lo stesso.

Waze: pare che l’aggiunta di un’attività passi attraverso la APP, secondo quanto descritto in questa pagina di supporto di Google (proprietario di Waze dal 2013): https://support.google.com/waze/answer/6262592?hl=en

geolocalizzazione

 

 

 

 

 

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